Recensione
La lanterna di Nyx
8.5/10
Recensione di Sorella_Alberta80
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Il realismo magico della Nagasaki fin de siècle
L'opera si apre con una rappresentazione originale ed affascinante della Belle Époque a cavallo tra Oriente e Occidente. Nei primi volumi, ambientati a Nagasaki agli albori del Novecento — luogo gravato da un tragico destino storico, ma qui mostrato nel momento del suo fecondo e luminoso incontro con il mondo esterno —, si respira un'atmosfera frizzante e squisitamente poetica.
L'Occidente vi penetra con le sue invenzioni, la sua estetica e i suoi oggetti di modernità, stimolando una società rimasta a lungo isolata. In questo prologo luminoso, occupato dalla piccola bottega d'antiquariato del misterioso Momoki, si muove la giovanissima protagonista Miyo, dotata del potere di presagire il futuro o la storia delle persone semplicemente toccando oggetti vissuti. È una parentesi di autentico realismo magico: le cianfrusaglie e i pezzi d'antiquariato si caricano di una forza quasi fatata, trasmettendo al lettore un senso primordiale di meraviglia che evoca subito le suggestioni di classici occidentali, soprattutto della letteratura per l'infanzia.
A differenza della stasi nostalgica delle altre opere della cosiddetta "Trilogia di Nagasaki", La Lanterna di Nyx trova la sua massima forza nella varietà di registri e nell'ampiezza degli orizzonti. La narrazione si disloca con ritmo avventuroso tra le strade di Nagasaki e i salotti di Parigi, spingendosi fino a New York.
I personaggi non sono prigionieri di un microcosmo soffocante: viaggiano, esplorano, scoprono il mondo in un'epoca in cui il viaggio era ancora avventura pura e shock culturale. Questo dinamismo narrativo elimina ogni traccia di tedio, regalando al lettore un intreccio gioioso e ritmato che, pur virando progressivamente verso toni più maturi e decadenti nel corso dei sei volumi, non perde mai quella luce di sottofondo e quell'ottimismo che rendono questa la prova più solare dell'autrice.
Un altro tassello fondamentale del fascino della serie risiede nell'incredibile caratura dei suoi interpreti, che sembrano essere stati generati dall'unione tra il romanzo d'appendice ottocentesco e la letteratura del primo Novecento: da un lato figurano menti brillanti e spiriti liberi dalla cultura cosmopolita; dall'altro si stagliano figure dal sapore tragico e decadente — come Judith —, segnate da un destino nefasto che ricalca le grandi eroine romanzesche del XIX secolo.
L'affetto che si sviluppa verso questo cast trova il suo culmine in un finale di straordinaria efficacia emotiva. La sequenza conclusiva della "carrozza fatata", in cui la protagonista ormai al termine della propria esistenza ritrova tutti gli affetti della sua vita in un ultimo viaggio simbolico, si attesta come un epilogo dolceamaro e memorabile, perfettamente in linea con i grandi romanzi di formazione.
In definitiva, La Lanterna di Nyx riesce a conquistare il lettore grazie a quel raro equilibrio tra la grazia del disegno nipponico e il respiro della grande cultura figurativa e letteraria europea. Per chiunque sia cresciuto con il fascino della storia e dell'estetica occidentale, la narrazione di Kan Takahama diventa una casa accogliente, capace di trasmettere in ogni pagina un sentimento raro e prezioso: una pura, meravigliosa e indimenticabile gioia malinconica.
L'opera si apre con una rappresentazione originale ed affascinante della Belle Époque a cavallo tra Oriente e Occidente. Nei primi volumi, ambientati a Nagasaki agli albori del Novecento — luogo gravato da un tragico destino storico, ma qui mostrato nel momento del suo fecondo e luminoso incontro con il mondo esterno —, si respira un'atmosfera frizzante e squisitamente poetica.
L'Occidente vi penetra con le sue invenzioni, la sua estetica e i suoi oggetti di modernità, stimolando una società rimasta a lungo isolata. In questo prologo luminoso, occupato dalla piccola bottega d'antiquariato del misterioso Momoki, si muove la giovanissima protagonista Miyo, dotata del potere di presagire il futuro o la storia delle persone semplicemente toccando oggetti vissuti. È una parentesi di autentico realismo magico: le cianfrusaglie e i pezzi d'antiquariato si caricano di una forza quasi fatata, trasmettendo al lettore un senso primordiale di meraviglia che evoca subito le suggestioni di classici occidentali, soprattutto della letteratura per l'infanzia.
A differenza della stasi nostalgica delle altre opere della cosiddetta "Trilogia di Nagasaki", La Lanterna di Nyx trova la sua massima forza nella varietà di registri e nell'ampiezza degli orizzonti. La narrazione si disloca con ritmo avventuroso tra le strade di Nagasaki e i salotti di Parigi, spingendosi fino a New York.
I personaggi non sono prigionieri di un microcosmo soffocante: viaggiano, esplorano, scoprono il mondo in un'epoca in cui il viaggio era ancora avventura pura e shock culturale. Questo dinamismo narrativo elimina ogni traccia di tedio, regalando al lettore un intreccio gioioso e ritmato che, pur virando progressivamente verso toni più maturi e decadenti nel corso dei sei volumi, non perde mai quella luce di sottofondo e quell'ottimismo che rendono questa la prova più solare dell'autrice.
Un altro tassello fondamentale del fascino della serie risiede nell'incredibile caratura dei suoi interpreti, che sembrano essere stati generati dall'unione tra il romanzo d'appendice ottocentesco e la letteratura del primo Novecento: da un lato figurano menti brillanti e spiriti liberi dalla cultura cosmopolita; dall'altro si stagliano figure dal sapore tragico e decadente — come Judith —, segnate da un destino nefasto che ricalca le grandi eroine romanzesche del XIX secolo.
L'affetto che si sviluppa verso questo cast trova il suo culmine in un finale di straordinaria efficacia emotiva. La sequenza conclusiva della "carrozza fatata", in cui la protagonista ormai al termine della propria esistenza ritrova tutti gli affetti della sua vita in un ultimo viaggio simbolico, si attesta come un epilogo dolceamaro e memorabile, perfettamente in linea con i grandi romanzi di formazione.
In definitiva, La Lanterna di Nyx riesce a conquistare il lettore grazie a quel raro equilibrio tra la grazia del disegno nipponico e il respiro della grande cultura figurativa e letteraria europea. Per chiunque sia cresciuto con il fascino della storia e dell'estetica occidentale, la narrazione di Kan Takahama diventa una casa accogliente, capace di trasmettere in ogni pagina un sentimento raro e prezioso: una pura, meravigliosa e indimenticabile gioia malinconica.