Recensione
Yawara!
7.0/10
Recensione di Sorella_Alberta80
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Attenzione: può contenere spoiler!
Tra commedia brillante e trappole dello spokon
Leggere Yawara! nella sua interezza equivale a vivere una parabola di lettura affascinante e al contempo enigmatica. Partito come un'autentica folgorazione, quest'opera di Naoki Urasawa si presenta nella sua prima metà come una commedia sportiva brillante, orchestrata con un ritmo invidiabile, stacchi registici di matrice cinematografica e un'affabulazione capace di trasmettere pura gioia narrativa. Tuttavia, il prosieguo della serie mette a nudo alcune criticità strutturali, trasformando la lettura in un'intensa riflessione sui limiti e le convenzioni della narrazione a lungo termine.
L'inizio folgorante: l'arte del racconto e il contrasto comico
Nei primi sette volumi (nuova edizione), Yawara! si attesta come un esempio di virtuosismo narrativo. Urasawa costruisce una commedia frizzante ed equilibrata, fondata sul contrasto costante tra le straordinarie doti marziali della protagonista e il suo semplicissimo desiderio: essere una ragazza ordinaria, lontana dai riflettori. Questo impianto "sopra le righe", a tratti quasi teatrale, non appare mai artificioso grazie a un cast di personaggi magistrale e a un intreccio dinamico.
Il primo vero climax coincide con le Olimpiadi di Seul (volume 7), dove la narrazione raggiunge il suo picco formale. Il "doppio match", la gestione della tensione e l'uso disinvolto delle coincidenze tipiche della commedia degli equivoci restituiscono l'entusiasmo travolgente di un autore nello stato di grazia del racconto. In questa fase, la rivalità con l'esuberante Sayaka Honami rappresenta il vero motore propulsivo dell'opera: una villain comica e odiosa al punto giusto, il cui ego sproporzionato garantisce costante frizzantezza e senso della sfida.
Il "peccato originale": la vittoria olimpica e la crisi del senso di sfida
È proprio con il trionfo olimpico del settimo volume che, paradossalmente, si insinua quello che si rivelerà il più grande problema narrativo dell'opera. In uno spokon (manga sportivo), l'empatia del lettore si nutre del senso della sfida, della fatica, del sudore e della possibilità della sconfitta. Concedendo a Yawara la medaglia d'oro già a un terzo della storia, Urasawa spezza le regole auree del climax: con l'invincibilità della protagonista: Yawara cessa di essere un'atleta in crescita e diventa una sorta di creatura sovrumana imbattibile, capace di risolvere gli scontri per ippon in un nanosecondo. Senza la reale minaccia di una sconfitta, viene meno la tensione e il senso stesso della narrazione sportiva.
Il ridimensionamento dell'antagonista
Sayaka Honami, da credibile e pericolosa rivale, viene progressivamente trasformata in una figura pagliaccesca e ridicola, privata di una reale evoluzione che possa renderla "pane per i denti" di Yawara.
La lunghissima transizione: il "periodo Fujiko" e lo scivolamento nella farsa
Dall'ottavo volume in poi, il manga entra in una prolungata fase di transizione che occupa circa un terzo dell'intera opera. L'attenzione si sposta sul club di judo universitario e sul personaggio di Fujiko Ito. Sebbene Fujiko incarni di fatto il vero percorso spokon — fatto di cadute, insicurezze, allenamenti estenuanti e graduali conquiste —, la sua centralità finisce per oscurare la narrazione principale, finendo per appesantire il ritmo.
In questo blocco, la commedia brillante delle origini rischia più volte di scivolare nella farsa: i comprimari attorno a Yawara (dalle compagne di club ai dirigenti d'azienda) assumono un'ostentata e poco credibile venerazione nei suoi confronti, annullando la propria vita in funzione dei successi della protagonista; il nonno Jigorō, pur rimanendo il motore comico di molti intrecci, accentua i suoi tratti più prevaricatori e odiosi, costringendo Yawara a una continua e irritante sottomissione psicologica; la protagonista stessa, bloccata in un'eterna indecisione e in una perenne insicurezza nonostante i successi mondiali, rischia di perdere la complicità del lettore, apparendo a tratti quasi passiva.
La ripresa finale: la centralità di Sayaka e il valore del racconto
Nonostante la stanchezza accumulata nella parte centrale, Yawara! ritrova sprazzi della sua magia originaria negli archi conclusivi, guidati dal sospirato e mai davvero sopito ritorno di Sayaka. Lo scontro finale tra Yawara e la sua storica rivale (nel volume 17 della nuova edizione) dimostra dove risiedesse il vero cuore pulsante del manga: una sfida intrisa di coloritura emotiva, dilatata dai tempi della narrazione e arricchita da una reale suspense, di gran lunga superiore ai successivi e più sbrigativi confronti agonistici con le avversarie straniere (come la Teleshkova o la francese Marceau).
Anche sul piano dei sentimenti, il lungo e travagliato avvicinamento tra Yawara e il giornalista Matsuda — fino alla bella trovata della corsa in taxi da Zagabria a Belgrado — riesce a regalare scampoli di quel delizioso romance anni '80 che ricordava le atmosfere di Takahashi e del suo capolavoro Maison Ikkoku.
Giudizio complessivo
Arrivati alla parola fine, Yawara! si riconferma come un'opera imprescindibile per comprendere l'evoluzione artistica di Naoki Urasawa. Pur con le sue evidenti sproporzioni strutturali — un'eccellenza narrativa fino al volume 7, seguita da una lunga fase ripetitiva prima di un solido epilogo —, la serie rimane una validissima commedia e una bella favola sulla giovinezza, sull'amore e sul senso della sfida. Un fumetto che, pur mostrando qualche ruga del tempo e qualche trappola di scrittura, testimonia l'innegabile maestria di uno dei più grandi affabulatori del fumetto giapponese.
Tra commedia brillante e trappole dello spokon
Leggere Yawara! nella sua interezza equivale a vivere una parabola di lettura affascinante e al contempo enigmatica. Partito come un'autentica folgorazione, quest'opera di Naoki Urasawa si presenta nella sua prima metà come una commedia sportiva brillante, orchestrata con un ritmo invidiabile, stacchi registici di matrice cinematografica e un'affabulazione capace di trasmettere pura gioia narrativa. Tuttavia, il prosieguo della serie mette a nudo alcune criticità strutturali, trasformando la lettura in un'intensa riflessione sui limiti e le convenzioni della narrazione a lungo termine.
L'inizio folgorante: l'arte del racconto e il contrasto comico
Nei primi sette volumi (nuova edizione), Yawara! si attesta come un esempio di virtuosismo narrativo. Urasawa costruisce una commedia frizzante ed equilibrata, fondata sul contrasto costante tra le straordinarie doti marziali della protagonista e il suo semplicissimo desiderio: essere una ragazza ordinaria, lontana dai riflettori. Questo impianto "sopra le righe", a tratti quasi teatrale, non appare mai artificioso grazie a un cast di personaggi magistrale e a un intreccio dinamico.
Il primo vero climax coincide con le Olimpiadi di Seul (volume 7), dove la narrazione raggiunge il suo picco formale. Il "doppio match", la gestione della tensione e l'uso disinvolto delle coincidenze tipiche della commedia degli equivoci restituiscono l'entusiasmo travolgente di un autore nello stato di grazia del racconto. In questa fase, la rivalità con l'esuberante Sayaka Honami rappresenta il vero motore propulsivo dell'opera: una villain comica e odiosa al punto giusto, il cui ego sproporzionato garantisce costante frizzantezza e senso della sfida.
Il "peccato originale": la vittoria olimpica e la crisi del senso di sfida
È proprio con il trionfo olimpico del settimo volume che, paradossalmente, si insinua quello che si rivelerà il più grande problema narrativo dell'opera. In uno spokon (manga sportivo), l'empatia del lettore si nutre del senso della sfida, della fatica, del sudore e della possibilità della sconfitta. Concedendo a Yawara la medaglia d'oro già a un terzo della storia, Urasawa spezza le regole auree del climax: con l'invincibilità della protagonista: Yawara cessa di essere un'atleta in crescita e diventa una sorta di creatura sovrumana imbattibile, capace di risolvere gli scontri per ippon in un nanosecondo. Senza la reale minaccia di una sconfitta, viene meno la tensione e il senso stesso della narrazione sportiva.
Il ridimensionamento dell'antagonista
Sayaka Honami, da credibile e pericolosa rivale, viene progressivamente trasformata in una figura pagliaccesca e ridicola, privata di una reale evoluzione che possa renderla "pane per i denti" di Yawara.
La lunghissima transizione: il "periodo Fujiko" e lo scivolamento nella farsa
Dall'ottavo volume in poi, il manga entra in una prolungata fase di transizione che occupa circa un terzo dell'intera opera. L'attenzione si sposta sul club di judo universitario e sul personaggio di Fujiko Ito. Sebbene Fujiko incarni di fatto il vero percorso spokon — fatto di cadute, insicurezze, allenamenti estenuanti e graduali conquiste —, la sua centralità finisce per oscurare la narrazione principale, finendo per appesantire il ritmo.
In questo blocco, la commedia brillante delle origini rischia più volte di scivolare nella farsa: i comprimari attorno a Yawara (dalle compagne di club ai dirigenti d'azienda) assumono un'ostentata e poco credibile venerazione nei suoi confronti, annullando la propria vita in funzione dei successi della protagonista; il nonno Jigorō, pur rimanendo il motore comico di molti intrecci, accentua i suoi tratti più prevaricatori e odiosi, costringendo Yawara a una continua e irritante sottomissione psicologica; la protagonista stessa, bloccata in un'eterna indecisione e in una perenne insicurezza nonostante i successi mondiali, rischia di perdere la complicità del lettore, apparendo a tratti quasi passiva.
La ripresa finale: la centralità di Sayaka e il valore del racconto
Nonostante la stanchezza accumulata nella parte centrale, Yawara! ritrova sprazzi della sua magia originaria negli archi conclusivi, guidati dal sospirato e mai davvero sopito ritorno di Sayaka. Lo scontro finale tra Yawara e la sua storica rivale (nel volume 17 della nuova edizione) dimostra dove risiedesse il vero cuore pulsante del manga: una sfida intrisa di coloritura emotiva, dilatata dai tempi della narrazione e arricchita da una reale suspense, di gran lunga superiore ai successivi e più sbrigativi confronti agonistici con le avversarie straniere (come la Teleshkova o la francese Marceau).
Anche sul piano dei sentimenti, il lungo e travagliato avvicinamento tra Yawara e il giornalista Matsuda — fino alla bella trovata della corsa in taxi da Zagabria a Belgrado — riesce a regalare scampoli di quel delizioso romance anni '80 che ricordava le atmosfere di Takahashi e del suo capolavoro Maison Ikkoku.
Giudizio complessivo
Arrivati alla parola fine, Yawara! si riconferma come un'opera imprescindibile per comprendere l'evoluzione artistica di Naoki Urasawa. Pur con le sue evidenti sproporzioni strutturali — un'eccellenza narrativa fino al volume 7, seguita da una lunga fase ripetitiva prima di un solido epilogo —, la serie rimane una validissima commedia e una bella favola sulla giovinezza, sull'amore e sul senso della sfida. Un fumetto che, pur mostrando qualche ruga del tempo e qualche trappola di scrittura, testimonia l'innegabile maestria di uno dei più grandi affabulatori del fumetto giapponese.