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MERCOLEDÌ 30 SETTEMBRE 2026

Recensione


8.5/10
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Filippo Inzaghi (detto Pippo) è stato uno tra più famosi attaccanti italiani, che ha avuto per anni i record di maggior gol segnati nelle competizioni europee e che ha vinto, da protagonista, moltissimi trofei tra cui 2 Champions League. Eppure, Inzaghi non era in grado di dribblare gli avversari, non aveva un grande tiro dalla distanza, non era né particolarmente alto né grosso fisicamente, non aveva in generali doti fisiche e tecniche superiori alla media (velocità, potenza, stacco da terra, stop, ecc.) e, soprattutto, non passava quasi mai la palla ai compagni (chiedete a Simone Barone…). Come ha fatto, nonostante questo, a ottenere quei risultati? Oltre alle ovvie risposte (tanto allenamento, disciplina, cura dell’alimentazione, bla bla), aveva sviluppato un grandissimo “senso del gol”: in altri termini sapeva quando, dove e come muoversi in capo per aumentare al massimo le possibilità di ricevere un passaggio che gli avrebbe consentito di tirare in porta per segnare. Come faceva? Beh, studiava come un pazzo le abitudini di passaggio dei suoi compagni e i punti deboli dei difensori avversari, al punto da sapere che “se arrivava in quel punto prima degli altri, avrebbe potuto segnare”. Infatti, lui era profondamente “egoista”: era contento solo se lui segnava un gol (NB: lui, non i suoi compagni). Infatti, è famoso anche perché SI RICORDA A MEMORIA tutti i gol fatti nella sua carriera.

Perché vi ho fatto tutto questo pippotto introduttivo su Inzaghi quando si sta parlando di un manga? Semplice, perché il protagonista di Blue Lock, per stessa ammissione dell’autore, è stato ispirato proprio a Inzaghi. Infatti, il manga inizia con il protagonista che fa il suo più grande “errore” della sua carriera da attaccante: passare la palla al compagno smarcato davanti al portiere! Un “errore” che prometterà di non fare mai più, diventando sempre più “egoista” e sviluppando la sua “abilità segreta”: un mega tiro?! Una nuova tecnica di dribbling?! Una combo studiata coi compagni?! Macchè… la sua vera abilità è di sentire l’ “odore del gol”, cioè prevedere il gioco al punto da trovarsi sempre “al posto giusto al momento giusto”. A riprova di questo, beh è noto con quale attenzione maniacale i jappi scelgano il nome del protagonista di uno shonen (significato dei kanji, assonanza del nome ecc. ecc.): ecco, qui il protagonista si chiama Yoichi Isagi, dove “ichi” significa “uno” (il numero egoista per definizione) e il cognome in jappo si pronuncia “Isaghi” (praticamente identico a quello del suo alter ego).

Se tutto questo vi sembra una premessa folle, anche per un manga, beh in effetti è così… perché la caratteristica principale di Blue Lock è di stravolgere completamente la classica struttura dello spokon (manga sportivo), ma anche del classico shonen e addirittura della cultura giapponese, sportiva e non. Infatti, il manga si apre criticando apertamente la strategia della nazionale giapponese di calcio (quella “vera” eh), dove non c’è nessun campione in grado di dominare la partita ma tutti i giocatori giocano l’uno per l’altro come un team unito impegnandosi al massimo nel pieno “spirito dei samurai”. Infatti, l’obiettivo alla base della storia del manga è di buttare nel cesso la tradizione nipponica e di creare l’attaccante più forte e egoista di tutti, in grado da solo di decidere le partite.
Come?! Facile… reclutando i migliori giovani attaccanti giapponesi, rinchiudendoli in un centro sportivo “simil prigione” e facendoli sfidare gli uni con gli altri fino a che non ne rimarrà solo uno. Praticamente un survival game stile “Battle royale” ma in versione calcistica, dove chi viene eliminato non muore ma deve “solo” rinunciare per sempre alla sua carriera. Pertanto, nel corso della storia i vari personaggi non diventeranno amici l’uno con l’altro, non si aiuteranno e sosterranno a vicenda… esattamente il contrario: si odieranno sempre di più, cercando continuamente nuovi modi per “sconfiggere” non solo i membri della squadra avversaria… ma pure gli stessi compagni di squadra!!! Di fatto, la vera skill che viene allenata in Blue Lock è l’egoismo di ciascun giocatore, con conseguenze in alcuni casi veramente incredibili! Ad esempio, più di una volta i giocatori si rubano le abilità a vicenda “divorandosi” tra di loro (nel manga viene usato proprio questo verbo), con conseguenze anche piuttosto pesanti a livello psicologico. Basti pensare che uno dei pochissimi personaggi “positivi” presenti a inizio manga ad un certo spunto sparisce dalla trama per poi ricomparire totalmente stravolto, sia fisicamente che mentalmente…. E di “positivo” non gli è rimasto praticamente nulla. Di solito, negli shonen si gioca esattamente sullo schema contrario (il “cattivo” che una volta sconfitto diventa “buono”)…. Un altro esempio di come questo manga si diverta a distruggere i classici stilemi del classico shonen.
Queste idee sono indubbiamente originali e stuzzicanti, ma il rischio era di rendere la cosa talmente folle che sarebbe stata necessaria un’eccessiva sospensione dell’incredulità da parte del lettore, anche considerato che è uno spokon che si presenta come “realistico” nelle scene di gioco (molto più vicino a Slam Dunk che a Capitan Tsubasa/Holly & Benji, tanto per essere chiari).
Eppure, Blue Lock riesce a condire il tutto in maniera sapiente, e per quanto qualsiasi lettore sia consapevole che una cosa del genere sarebbe irrealizzabile nella realtà, non è qualcosa che infastidisce più di tanto. Al contrario, l’elevato numero di personaggi e le sfide sempre diverse o originali creano un clima dove chi legge non vede l’ora di sapere “come andrà a finire” (chi vincerà, chi verrà eliminato, ecc. ecc.). Questo, aggiunto ai disegni davvero eccelsi (soprattutto nella resa delle scene di gioco e nella rappresentazione visiva del “risveglio” dei poteri dei vari giocatori), è la vera forza di Blue Lock. Come ammesso anche dall’autore, questo è un manga creato per essere “mordi e fuggi”: quando lo inizi a leggere non ti fermi più!

A livello di difetti o comunque di “punti deboli”, secondo me ce ne sono almeno due.
In primo luogo, a differenza di altri manga che ritengo “belli”, nel caso di Blue Lock mi viene poca voglia di rileggere i volumi. In un certo senso, questo difetto è ammesso dallo stesso autore, quando parlava di manga “mordi e fuggi”. È difficile cercare di giustificare razionalmente questa sensazione, ma credo che il vero motivo alla base sia che, essendo il bello di Blue Lock proprio quello di voler sapere “come andrà a finire”, beh… una volta che lo sai, una rilettura diventa molto meno appassionante. Inoltre, caratterialmente i personaggi sono variegati ma hanno tutti livelli talmente estremi di egoismo che li fa sembrare quasi dei pazzi e, almeno personalmente, faccio fatica a empatizzare con molti di loro. Affezionandoti meno ai protagonisti, hai meno voglia di rileggerti le loro avventure.
Il secondo difetto è che, nei volumi dell’ultima saga, ho notato una certa ripetitività di certi schemi narrativi a livello di svolgimento delle partite, che va a danneggiare proprio quello che finora è stato il punto di forza del manga. Vi faccio un esempio banale: in questa saga introducono partite dove la regola è “vince la squadra che segna per prima 3 gol”…. Provate a indovinare quale sarà il risultato finale di tutte le partite principali di questa saga?! Esatto, avete indovinato…. Inoltre, leggendo tra le righe della narrazione si arriva persino a capire quale sarà il marcatore di ogni gol e certe volte pure chi gli farà l’assist, perché nei capitoli prima ti viene costruito tutto un background, inclusi i flashback. Ebbene sì: sarà pure uno spokon innovativo, ma i flashback tragici sblocca abilità ci sono anche qua, non si scappa…
Un ulteriore elemento caratteristico, che però non mi sento di considerare un difetto, è che nel manga sono pressochè assenti personaggi femminili (ad esclusione della “manager” della prigione, che è di fatto ridotta ad una comparsa e al ruolo di comic relief). Già nei normali spokon maschili le donne sono lasciate abbastanza ai margini, ma almeno hanno un ruolo da motivatrici, interessi amorosi, tifose, ecc. ecc…. ecco, qui zero proprio. Il motivo per cui non voglio considerare ciò necessariamente un difetto è che, dopotutto, in questo manga l’ambientazione è di fatto una replica di una prigione maschile a sfondo calcistico (non hanno nemmeno l’ora d’aria, poveracci)…. Quindi, in un certo senso, ci sta pure questa “privazione” del gentil sesso.

In ogni caso, questi difetti vengono ampiamente più che compensati dai pregi di Blue Lock, che lo rendono a suo modo uno spokon unico nel suo genere, e difficilmente replicabile a livello di trama (a meno di cadere nel plagio) e con disegni quasi perfetti per uno shonen “dinamico”.
Pertanto, mi sento di consigliarlo a tutti gli amanti degli spokon, perché troveranno sicuramente qualcosa di diverso dal solito, e anche a tutti quelli stanchi di tanti shonen tutti simili basati sui concetti di “forza dell’amicizia”, “potere dei compagni”, “volemmose bene” tanto cari negli anni soprattutto al mondo di Jump…. Tranqui, qui non troverete nulla del genere, e finirete in alcuni casi per sentirvi persino a disagio nell’assistere alla cattiveria con cui i giocatori si imbruttiscono l’uno con l’altro!

Trama: 9
Disegni: 9
Personaggi: 7
Voto complessivo: 8,5